
Francesco BELLAVISTA CALTAGIRONE
Alle dieci di questa mattina, a Imperia, è stato arrestato l’imprenditore romano Francesco Bellavista Caltagirone. Il costruttore da due anni sta realizzando il nuovo porto turistico di Imperia, ed è stato arrestato dagli agenti della polizia postale in esecuzione di un ordine di custodia cautelare ottenuto dalla Procura di Imperia.
L’ipotesi di accusa contenuta nell’ordinanza è truffa aggravata ai danni dello Stato, e il provvedimento è legato a una delle inchieste sullo scalo in costruzione.
Un portavoce del gruppo Acqua Marcia, di proprietà di Francesco Bellavista Caltagirone, mostra perplessità per i metodi dell’arresto: «È inverosimile che, dopo due anni di indagini, ci possa essere qualsiasi ipotesi di pericolo di fuga o di inquinamento delle prove». Il portavoce sostiene anche che «il presidente non era mai stato ascoltato su questa vicenda, malgrado l’avesse chiesto più volte».
Bellavista Caltagirone, oggi 73enne, è stato prelevato dagli agenti mentre si trovava davanti al Comune, dove aveva in programma un incontro con il sindaco Paolo Strescino (Pdl) proprio per il rinnovo delle concessioni relative al porto.
Con il costruttore è stato arrestato anche Carlo Conti, ex direttore della Porto di Imperia Spa (il quale si era dimesso lo scorso ottobre), che è accusato di concorso in truffa aggravata ai danni dello Stato. La Porto di Imperia Spa è la società che ha in concessione i lavori di costruzione del nuovo approdo: è partecipata al 33% dal Comune.
La vicenda era scoppiata nel gennaio 2011, quando era emersa la notizia che l´ex ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola fosse indagato dalla Procura di Imperia quale «promotore dell´associazione a delinquere che ha gestito in maniera clientelare sia la fase di affidamento della concessione per la realizzazione del maxi porto turistico (il cui valore complessivo è superiore ai 200mln di euro), sia quella dello spezzatino di appalti per la sua costruzione».
Più di un anno fa si era detto che quell’inchiesta, condotta dai pm Alessandro Bogliolo e Maria Antonia Di Lazzaro, fosse prossima alla conclusione. Si parlava al massimo di un paio di mesi per l´avviso di conclusione delle indagini, l’atto che prelude alle richieste di rinvio a giudizio. Poi tutto si era sopito. Ora il caso riesplode con l’arresto di Caltagirone.
Tra le notizie «secondarie» di quel periodo, peraltro, si era saputo che tra gli indagati erano anche Caltagirone e Conti, insieme con l´ex segretario generale del Comune oggi consulente della Provincia Paolo Calzia, che della società era presidente, e Domenico Gandolfo, ex direttore generale fino al 2007.
In quello stesso gennaio 2011 il dirigente comunale del demanio Pierre Marie Lunghi aveva decretato la revoca della concessione alla Porto di Imperia per una serie di presunte violazioni (mancanza delle fatture relative a una lievitazione dei costi per decine di milioni, sub appalti vietati, irregolarità urbanistiche).
Lo stesso Longhi era poi divenuto parte offesa dopo che la procura aveva iscritto al registro degli indagati per violenza privata il sindaco Strescino e il segretario generale Andrea Matarazzo: secondo l´accusa, i due avrebbero esercitato pesanti pressioni su Lunghi per indurlo a non firmare la revoca.
Il cuore dell´inchiesta, come dimostra l’arresto di oggi, è però quello che lega Scajola a Caltagirone. La procura intende dimostrare che l´ingresso del costruttore nei lavori del porto non fu casuale, bensì programmato già molto prima del 2005. La procura considera come prova un volo in elicottero, fatto da Caltagirone, Scajola e dall’ex banchiere Gianpiero Fiorani sul bacino portuale. A raccontarlo agli inquirenti era stato il vicesindaco Luca Lanteri, indagato per concussione in un´altra indagine.
In quell’occasione, sempre secondo l’accusa, Caltagirone aveva rilevato il 33% della Porto di Imperia, una quota pari a quella del Comune e di una cordata di imprenditori locali.
Gli inquirenti da due anni indagano su ipotetici favori successivi all´ingresso concordato di Caltagirone Bellavista, e in particolare avrebbero messo nel mirino la vendita a prezzi scontati di alcuni posti barca.
Soltanto dopo nove ore dall’arresto del suo presidente, Francesco Bellavista Caltagirone, il gruppo Acqua Marcia ha risposto con un comunicato: eccone i contenuti.
«L’ipotesi di reato» si legge «riguarderebbe una lievitazione dei costi necessari alla costruzione del porto turistico di Imperia. A tal proposito, il gruppo chiarisce che le risorse utilizzate per i lavori di realizzazione del porto sono interamente ed esclusivamente private (non c’è un euro di denaro pubblico) e sostenute dal socio investitore, ovvero il Gruppo Acqua Marcia che si è accollato l’intero onere di realizzazione dell’opera. È altresì doveroso precisare che rispetto all’indagine avviata oltre due anni fa dalla Procura di Imperia, il Gruppo e i suoi vertici si sono sempre resi disponibili ad ogni eventuale necessario chiarimento, fornendo al riguardo ogni e più ampia documentazione».
Il comunicato conclude: «L’adozione di una misura, come quella adottata oggi nei confronti del presidente Caltagirone, sorprende alla luce di tutti gli elementi, fatti e atti compiuti in sede di realizzazione delle opere, che è bene ricordare consistono oggi nel completamento di tutte le opere a mare e delle opere a terra di pertinenza. Il porto turistico è, infatti, fruibile e in attività».