In questo momento io tifo affinchè la Grecia abbandoni l'Euro. Ma non credo proprio che i capi della UE glielo lasceranno fare ...

by Anna Ricci 17. maggio 2012 15.03

Se la Grecia si riapproprierà della sua sovranità monetaria, tutti gli altri Paesi dell'Unione Europea dovranno accollarsi il debito della Grecia.

Quindi anche noi italiani, dovremo fare una seconda manovra "omicida" come è quella che stiamo subendo.

Ma dato che più di quanto è stato già fatto (ingiustamente), ai danni dei pensionati e dei cittadini cosiddetti normali, non si potrà fare,

FINALMENTE saranno costretti a tassare i SUPER RICCHI con una bella patrimoniale ed anche il Vaticano che dovrà pagare l'IMU ... cappella sì-cappella no ;)

SE NON SARA' COSI', anche il Popolo Italiano vorrà/dovrà uscire dall'Euro ... e chi si è visto si è visto.

Presumo che a catena ci seguiranno Spagna e Portogallo ... e a quel punto sarà finita l'avventura Euro ;)

CHE RIMANGA MONTI con TUTTA LA SUA ALLEGRA e SPENSIERATA COMBRICCOLA transnazionale, a mantenersi il giochino che hanno messo in piedi - della moneta unica - non considerando ( o fregandosene) che se non avesse funzionato, sarebbero stati i Popoli a pagare !!!

Potrei sbagliarmi, ma da quello che ho capito, ci stanno terrorizzando di proposito circa l'uscita dall'Euro perchè  :

se ce ne usciamo ad uno ad uno ..... CHI li paga - a lorsignori - i debiti ( causati dalle loro banche e non dai cittadini... ?)

Ci terrorizzano al riguardo dell'uscita dall'Euro E con la "necessità" (?) di doverci "ALLINEARE" agli altri Paesi della UE, SOLO per poter continuare a mungere le nostre ormai scarse finanze. Così facendo, si garantiscono la continua copertura dei debiti creati dalle LORO banche, grazie al sacrificio della gente comune che non ha colpa dei LORO debiti.

Se pensate che le cose non stiano a questa maniera, vi invito ad aggiungere il vostro contributo : dobbiamo capire in tempo utile.

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Viva VERDI !!! Vogliamo : Verità-Equità-Rettitudine-Democrazia-In galera ladri e corruttori

by Anna Ricci 9. aprile 2012 09.14

Ho coniato un nuovo acronimo di VERDI :

Vogliamo :

Verità

Equità

Rettitudine

Democrazia

In galera ladri e corruttori

 

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A quando la STASI ? - La Fornero chiude un sito. Il delirio e la censura -

by Anna Ricci 9. aprile 2012 06.59

Ma ve ne siete accorti o no che siamo in dittatura ?

Prima il governo non eletto e poi la censura per chi dissente.

A quando la Stasi ?

Lasciamoli fare ancora un pò ...e ci ritroveremo, grazie alla consolidata propensione che hanno molti italiani di vendersi a chi comanda, poveri, schiavi e perseguitati.

Italianiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii !!!

da : http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/08/fornero-chiude-sito-delirio-censura/203115/

La Fornero chiude un sito. Il delirio e la censura     

E’ un provvedimento di una gravità inaudita e senza precedenti quello con il quale il Ministro del Lavoro ha ordinato alla Direzione Provinciale del lavoro di Modena l’immediata chiusura del proprio sito internet.
“Al fine di garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali e con riferimento agli obblighi di trasparenza ed ai profili di comunicazione e pubblicazione delle informazioni di interesse collettivo anche per quanto attiene agli Uffici territoriali, si chiede alle SS.LL. di provvedere alla immediata chiusura del sito internet
www.dplmodena.it“.

E’ questo il contenuto della nota che il Segretario generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha indirizzato lo scorso 5 aprile all’ufficio territoriale del proprio Ministero.

Un’iniziativa, quella del Ministro Fornero, politicamente inaccettabile e giuridicamente illegittima, sbagliata del metodo e nel merito.

Cominciamo dal metodo.
Quale che fosse il contenuto di talune delle pagine web – evidentemente invise al Ministro del lavoro – è evidente che nulla giustifica la chiusura di un intero sito internet per ottenerne la rimozione dallo spazio pubblico telematico. E’ esattamente come chiudere un giornale a seguito della pubblicazione di un articolo che si ritiene – a torto o a ragione – diffamatorio. Anzi, peggio. E’ come chiudere un ufficio pubblico perché uno dei dipendenti, funzionari o utenti che lo frequentano si è lasciato andare a qualche considerazione ritenuta inopportuna dal Ministro.

Il sito internet della Direzione provinciale del lavoro di Modena, rendeva accessibili al pubblico – un pubblico di oltre 18 milioni di utenti – migliaia di informazioni e documenti preziosi per i cittadini che ne visitavano le pagine.
Per convincersene è sufficiente visitare alcune delle pagine del sito ancora accessibili nonostante la censura ministeriale: notizie relative ai diritti dei cittadini nei confronti della pubblica amministrazione, informazioni e commenti relativi alla riforma del sistema pensionistico, pagine dedicate alle opportunità di lavoro per gli extra-comunitari o al rinnovo del permesso di soggiorno, solo per fare qualche esempio.

Centinaia di migliaia di contenuti sui quali si è abbattuta la mannaia censorea del Ministro Fornero.

Se la pubblicazione di taluni dei contenuti pubblicati sul sito era, davvero, illegittima – circostanza della quale è almeno lecito dubitare – il Ministero avrebbe potuto – a tutto voler concedere – dare al proprio ufficio indicazioni per la modifica o, a tutto voler concedere, per la rimozione.

Ordinare la chiusura di un sito internet è un gesto dettato o da un delirio di onnipotenza di un Ministro – e/o di un suo dirigente – che ritiene, evidentemente, di essere padrone dell’informazione o da una tanto profonda ignoranza delle dinamiche di circolazione dell’informazione online da risultare grave almeno tanto l’ipotesi del delirio di onnipotenza.

E veniamo al merito.
“Al fine di garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali e con riferimento agli obblighi di trasparenza ed ai profili di comunicazione e pubblicazione delle informazioni di interesse collettivo”.

E’ questa la motivazione con la quale il Ministro del Lavoro ha disposto la chiusura del sito. E’ uno scherzo? Un pesce d’aprile arrivato in ritardo?

Se così non fosse saremmo dinanzi ad uno dei più gravi attentati alla libertà di informazione ad opera di un Governo dal ventennio fascista ad oggi. Un provvedimento che ben avrebbe potuto portare la firma del Ministro per la propaganda di Mussolini o di quello dell’informazione di Saddam Hussein.

“Rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali” è, infatti, solo una parafrasi per dire che il Ministro non gradisce la diffusione e pubblicazione di notizie ed informazioni difformi dalle proprie. Fuori dal linguaggio istituzionale, il Ministro sta dicendo che non ammette che sulle pagine di un sito ricollegabile – in senso lato – al proprio Ministero siano pubblicate critiche ed opinioni contrarie alla propria azione di governo ed al modo di presentarla unilateralmente prescelto dal Ministro e dal suo staff.

E’ un modo di guardare alla politica, al governo ed alla democrazia degno di un tiranno di altri tempi o del leader militare di una qualche dittatura anti-democratica: ci si sottrare al confronto, alla critica ed al dialogo a colpi di censura ed ordini di cancellazione di informazioni e contenuti sgraditi.

E’ questa l’idea di sviluppo sociale e democratico che guida l’azione del Ministro Fornero? E’ urgente che il Premier chiarisca la sua posizione al riguardo, prenda le distanze dal gesto del suo Ministro e la inviti, senza ritardo, a rassegnare le sue dimissioni. Non c’è miracolo economico né riforma del sistema del lavoro – ammesso anche che il Governo dei professori stia lavorando bene per perseguire tali obiettivi – che abbia un senso, se il prezzo da pagare è quello di accettare di risvegliarci in un Paese meno democratico e meno libero di quello nel quale abbiamo vissuto sino qui.

 

 for NERO

Le BANCHE CI TRUFFANO-Lo conferma il Presidente del Parlamento Europeo Martin Schulz

by Anna Ricci 3. aprile 2012 12.58

Sorvoliamo per un attimo sul fatto che noi italiani abbiamo (hanno) scelto di chiedere soldi in prestito  (con gli interessi) alla BCE

invece di continuare a stamparci da noi la nostra moneta.

Allora mi chiedo : ma perchè, se devo chiedere un prestito per un mutuo alla mia banca italiana, non lo chiedo invece direttamente alla BCE ?

Così facendo ci pago solo l'1% di interessi, visto che le banche italiane prendono danaro dalla BCE all'1% e ce lo prestano (quando lo prestano ...) al 5% !

Accorciamo la filiera.  (AnnaR)

 

da : http://www.byoblu.com/post/2012/04/03/Dal-presidente-del-Parlamento-Europeo-la-conferma-le-banche-ci-stanno-truffando.aspx

 

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Zincar, nel crack da 17 milioni contributi sospetti alle grandi Università milanesi .. Bocconi, Cattolica, Statale, Politecnico e Aci

by Anna Ricci 31. marzo 2012 10.54

30 Marzo 2012

Nell'indagine coordinata dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dal pm Giovanni Polizzi sarebbero emersi contributi a Bocconi, Statale, Cattolica, Politecnico, Aci e decine di piccole srl per progetti mai realizzati (di Sandro De Riccardis)

MILANO - Nel mirino della procura le grandi Università milanesi. Si cerca chi negli enti avrebbe spalleggiato le operazioni della Zincar, la società controllata dal Comune di Milano, che doveva realizzare progetti di "mobilità sostenibile" in città. La procura del capoluogo lombardo ha chiuso a novembre le indaginI su cinque tra funzionari pubblici e manager della srl, ma - in attesa delle richieste di rinvio a giudizio - ha aperto un nuovo fronte d'indagine. Il procuratore aggiunto Alfredo Robledo e il sostituto Giovanni Polizzi vogliono far luce sui cospicui finanziamenti erogati dalla Zincar e finiti nelle casse di enti locali, università, centri di studio, società private, tra cui Bocconi, Statale, Cattolica, Politecnico e Aci.

La Zincar, suggestivo acronimo di "Zero impatto non carbonio", pubblica al 51%, doveva essere il fiore all'occhiello della giunta dell'ex sindaco Letizia Moratti, è finita invece in una voragine da 17 milioni di euro di debiti ed è stata dichiarata fallita nel maggio 2009.

Per il crack, lo scorso novembre la procura ha notificato l'avviso di chiusura indagini per bancarotta fraudolenta all'ex direttore generale di Zincar Francesco Baldanzi, l'ex amministratore unico Antonio Bardeschi, ai due funzionari di Palazzo Marino Giuseppe Cozza (ex direttore centrale Ambiente e Mobilità) e Mario Grippa (responsabilità dei progetti cofinanziati), e anche a Donato Liviero, all'epoca dei fatti amministratore di fatto di Poliarkes, una srl nata proprio - secondo l'accusa - per ricevere finanziamenti "priva di qualsiasi struttura aziendale e operativa, riconducibile agli stessi Baldanzi, Grippa e Liviero".

Ora sono tanti i progetti, finanziati e rimasti incompiuti, sui quali la procura intende accertare eventuali responsabilità di altri soggetti.

Per il progetto "Due Ruote", per esempio, Zincar ha erogato 210mila euro al Politecnico di Milano e altri tremila alla sua società Poli. Design, 49mila euro a Acinnova (società di servizi Aci), 18mila al Museo della Scienza e Tecnologia. Anche se "Due Ruote" non registra - scrivono i pm - più del 15% di Sal (Stato di avanzamento lavori). È arrivato solo al 42% di Sal (nonostante fosse stato contabilizzato al 80%) il progetto "Idrogeno Bicocca", per il quale sono stati erogati 420mila euro ancora al Poli. Design, 84mila euro all'Università degli Studi di Milano, oltre a finanziamenti minori a una miriade di piccole srl. La procura vuole vedere chiaro anche nel ricco piatto di stanziamenti per il "Centro dimostrativo energetico Bocconi", oltre 582mila euro per un'opera che ha un Sal dello zero per cento: in questo caso, sono ben 31 le realtà che hanno ricevuto denaro, tra cui l'Università Cattolica con 72mila euro.

In queste settimane, tutti i cinque indagati hanno presentato corpose memorie difensive in procura, dove si sono presentati per dare la loro versione dei fatti. Nei prossimi giorni, la procura deciderà chi di loro andrà a processo.

http://www.repubblica.it/economia/2012/03/30/news/zincar_nel_crack_da_17_milioni_contributi_sospetti_alle_grandi_universit_milanesi-32485828/?rss

  

Truffa su false sim, indagata Telecom - 21 Marzo 2012

by Anna Ricci 22. marzo 2012 14.32

Truffa su false sim, indagata Telecom

Per responsabilita' amministrativa, atto notificato all'ad Patuano

21 marzo, 13:46

MILANO - Telecom Italia risulta indagata per la legge sulla responsabilita' amministrativa degli enti nell'ambito di un'inchiesta della procura di Milano su una presunta truffa sulle sim false. L'atto e' stato notificato all'Ad Marco Patuano in qualita' di legale rappresentante della societa'.

Sono 99, tra cui 12 tra manager e dipendenti Telecom, gli indagati nell'inchiesta della procura di Milano su un giro di carte sim falsamente intestate, spesso a persone inesistenti o con identità fittizia, e nella quale risulta coinvolta la società. Tra i reati contestati quelli di associazione per delinquere, ricettazione e falso.

Da quanto si è appreso, nell'inchiesta, coordinata dai pm Francesco Cajani e Massimiliano Carducci e condotta dai carabinieri, non è ipotizzato il reato di truffa ma è contestata tutta una serie di altri reati in quanto è stato scoperto un giro consistente di sim falsamente intestate. Per la vicenda risulta indagata anche la società di via Negri in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti che prevede l'attuazione di modelli organizzativi e di controllo sui suoi dipendenti.

ttp://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2012/03/21/visualizza_new.html_154900109.html

Ma a quanto pare, l'inchiesta sulle false Sim, non è un fatto accaduto recentemente, in quanto ho trovato un altro articolo che porta la data di circa un anno fa, e precisamente del 14 Aprile 2011, in cui si menziona già il falso giro di false Sim. Ritengo che le false Sim siano la spia ANCHE di operazioni gravi ed illecite, tant'è che la domanda che a me sorge spontanea è : a chi telefonavano questi signori che godevano della copertura di una Sim falsa ? Si può sapere qual'era il loro traffico telefonico ricavandolo dai tabulati telefonici ?

Perchè denunciare un traffico di false Sim, e basta ? .... E' un pò .... riduttivo ! (A.Ricci)

Bernabè diventa il super-presidente Telecom Italia

di Dario d'Elia
pubblicato giovedì 14 aprile 2011

Il Consiglio di Amministrazione di Telecom Italia ha rinnovato la governance dell'azienda: Bernabè diventa Presidente esecutivo, mentre Marco Patuano l'AD. Sospesa la promozione di Luca Luciani, a causa delle indagini sulle SIM false.

Ieri il Consiglio di Amministrazione di Telecom Italia, seguendo l'esempio di Telefonica, ha ufficializzato la carica di presidente esecutivo per Franco Bernabè e quella di amministratore delegato per Marco Patuano. In pratica, come avviene per il colosso spagnolo, d'ora in poi vi sarà un presidente plenipotenziario e un capo operativo: con una certa cautela si potrebbero definire rispettivamente "mente e braccio".

  

  da sinistra Marco Patuano e Franco Bernabè

Ormai al Pirellone fanno l'Ora d'Aria al posto della pausa pranzo

by Anna Ricci 20. marzo 2012 21.23

Ormai al Pirellone, al posto della pausa pranzo, fanno l'ora d'aria

 

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LOMBARDIA: PM, A ROMANO LA RUSSA PAGATI SANTINI E MANIFESTI ELETTORALI

by Anna Ricci 19. marzo 2012 19.10

LOMBARDIA: PM, A ROMANO LA RUSSA PAGATI SANTINI E MANIFESTI ELETTORALI = Milano, 19 mar. (Adnkronos) – Santini e manifesti elettorali. Di questo accusano i magistrati milanesi Romano La Russa, assessore alla sicurezza nella Regione Lombardia, per il quale gli inquirenti ipotizzano il reato di finanziamento illecito nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte irregolarità commesse nella gestione dell’Aler. A sostenere la campagna elettorale di La Russa sarebbe stato Luca Giuseppe Reale Ruffino. Quest’ultimo, in occasione delle elezioni amministrative regionali lombarde dell’anno 2010 e in quelle provinciali di Vercelli dello scorso anno, «in qualità di amministratore unico della società Constructr» avrebbe versato «contributi di natura economica al finanziamento della campagna elettorale per le suddette elezioni amministrative, contributo – si legge nell’avviso di conclusione delle indagini – concretizzatosi nel sostenere i costi per la stampa di manifesti elettorali e dei cosiddetti, santini, versato in violazione delle norme di legge che prevedono la preventiva delibera dell’organo sociale della società finanziatrice e l’iscrizione nel relativo bilancio del contributo erogato. Adempimenti, questi, non effettuati».

da : lunedì 19 marzo 2012 - ore 17:05

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Francesco BELLAVISTA CALTAGIRONE-Convergenza di interessi tra POLITICA e IMPRENDITORIA

by Anna Ricci 17. marzo 2012 20.42

 

 17 Marzo 2012

Le 195 pagine con cui il gip Ottavio Colamartino ha disposto l’arresto di Francesco Bellavista Caltagirone, Carlo Cont, Andrea Gotti Lega e Delia Merlonghi (tutti e due ai domiciliari) è ben scritto su questi documenti. Uno spaccato terribile di fatti, dialoghi, incontri e circostanze fra imprenditori, politici e amministratori pubblici, nel gigantesco affare del nuovo porto.

 

Delle carte dell’inchieste emerge chiaramente il carattere forte e predominante di Francesco Bellavista Caltagirone, pronto a scoppiare al telefono quando le cose non vanno come lui ha programmato. Come, per esempio, in occasione del Consiglio comunale del 23 settembre del 2010, quando, Caltagirone prima chiede al sindaco Paolo Strescino la bozza della Delibera, come scritto nell’ordinanza, «per cambiarne il contenuto a lui non gradito» e poi si ritrova, il giorno dopo, con la richiesta di verifica della congruità della permuta scritta nero su bianco dall’allora capogruppo del Pdl Giuseppe Fossati e approvata dalla maggioranza del Consiglio comunale.

Questa documentazione ha così portato i magistrati a scrivere:

«La presente vicenda evidenzia gravissime violazioni dei principi di libertà di concorrenza tra le imprese nonché di indipendenza ed imparzialità dell’agire amministrativo: alla base non può che esservi la ormai storica accertata convergenza di interessi tra politica e imprenditoria», pur ammettendo in seguito:

«È ben vero in questa sede non sono stati contestati episodi di corruzione», ma spiegando ancora «l’articolato meccanismo creato per pilotare l’attribuzione dell’appalto in favore di un imprenditore scelto nella più completa violazione di tali regole.... inducono a ritenere quantomai verosimile l’esistenza di una sotterranea spartizione di ritorno dei profitti fraudolentemente conseguiti da Caltagirone in favore dei soggetti che gli hanno regalato l’appalto e il porto ovvero dei loro familiari».

E poche righe più avanti gli inquirenti indicano a supporto della loro tesi gli acquisti di posti barca e posti auto coperti, fatti a prezzi scontati, dalla moglie e dalla sorella di Claudio Scajola.

di Veronica Raineri

http://www.riviera24.it/articoli/2012/03/17/129228/195-pagine-in-cui-bellavista-caltagirone-appare-come-il-vero-direttore-del-comune-di-imperia

 

 

Francesco BELLAVISTA CALTAGIRONE

Arrestato l’imprenditore romano Francesco BELLAVISTA CALTAGIRONE per TRUFFA AGGRAVATA

by Anna Ricci 17. marzo 2012 15.11

Francesco BELLAVISTA CALTAGIRONE

Alle dieci di questa mattina, a Imperia, è stato arrestato l’imprenditore romano Francesco Bellavista Caltagirone. Il costruttore da due anni sta realizzando il nuovo porto turistico di Imperia, ed è stato arrestato dagli agenti della polizia postale in esecuzione di un ordine di custodia cautelare ottenuto dalla Procura di Imperia.

L’ipotesi di accusa contenuta nell’ordinanza è truffa aggravata ai danni dello Stato, e il provvedimento è legato a una delle inchieste sullo scalo in costruzione.

Un portavoce del gruppo Acqua Marcia, di proprietà di Francesco Bellavista Caltagirone, mostra perplessità per i metodi dell’arresto: «È inverosimile che, dopo due anni di indagini, ci possa essere qualsiasi ipotesi di pericolo di fuga o di inquinamento delle prove». Il portavoce sostiene anche che «il presidente non era mai stato ascoltato su questa vicenda, malgrado l’avesse chiesto più volte». 

Bellavista Caltagirone, oggi 73enne, è stato prelevato dagli agenti mentre si trovava davanti al Comune, dove aveva in programma un incontro con il sindaco Paolo Strescino (Pdl) proprio per il rinnovo delle concessioni relative al porto.
Con il costruttore è stato arrestato anche Carlo Conti, ex direttore della Porto di Imperia Spa (il quale si era dimesso lo scorso ottobre), che è accusato di concorso in truffa aggravata ai danni dello Stato. La Porto di Imperia Spa è la società che ha in concessione i lavori di costruzione del nuovo approdo: è partecipata al 33% dal Comune.

La vicenda era scoppiata nel gennaio 2011, quando era emersa la notizia che l´ex ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola fosse indagato dalla Procura di Imperia quale «promotore dell´associazione a delinquere che ha gestito in maniera clientelare sia la fase di affidamento della concessione per la realizzazione del maxi porto turistico (il cui valore complessivo è superiore ai 200mln di euro), sia quella dello spezzatino di appalti per la sua costruzione».
 Più di un anno fa si era detto che quell’inchiesta, condotta dai pm Alessandro Bogliolo e Maria Antonia Di Lazzaro, fosse prossima alla conclusione. Si parlava al massimo di un paio di mesi per l´avviso di conclusione delle indagini, l’atto che prelude alle richieste di rinvio a giudizio. Poi tutto si era sopito. Ora il caso riesplode con l’arresto di Caltagirone.

Tra le notizie «secondarie» di quel periodo, peraltro, si era saputo che tra gli indagati erano anche Caltagirone e Conti, insieme con l´ex segretario generale del Comune oggi consulente della Provincia Paolo Calzia, che della società era presidente, e Domenico Gandolfo, ex direttore generale fino al 2007.
In quello stesso gennaio 2011 il dirigente comunale del demanio Pierre Marie Lunghi aveva decretato la revoca della concessione alla Porto di Imperia per una serie di presunte violazioni (mancanza delle fatture relative a una lievitazione dei costi per decine di milioni, sub appalti vietati, irregolarità urbanistiche).

Lo stesso Longhi era poi divenuto parte offesa dopo che la procura aveva iscritto al registro degli indagati per violenza privata il sindaco Strescino e il segretario generale Andrea Matarazzo: secondo l´accusa, i due avrebbero esercitato pesanti pressioni su Lunghi per indurlo a non firmare la revoca.

Il cuore dell´inchiesta, come dimostra l’arresto di oggi, è però quello che lega Scajola a Caltagirone. La procura intende dimostrare che l´ingresso del costruttore nei lavori del porto non fu casuale, bensì programmato già molto prima del 2005. La procura considera come prova un volo in elicottero, fatto da Caltagirone, Scajola e dall’ex banchiere Gianpiero Fiorani sul bacino portuale. A raccontarlo agli inquirenti era stato il vicesindaco Luca Lanteri, indagato per concussione in un´altra indagine.

In quell’occasione, sempre secondo l’accusa, Caltagirone aveva rilevato il 33% della Porto di Imperia, una quota pari a quella del Comune e di una cordata di imprenditori locali.
Gli inquirenti da due anni indagano su ipotetici favori successivi all´ingresso concordato di Caltagirone Bellavista, e in particolare avrebbero messo nel mirino la vendita a prezzi scontati di alcuni posti barca.

Soltanto dopo nove ore dall’arresto del suo presidente, Francesco Bellavista Caltagirone, il gruppo Acqua Marcia ha risposto con un comunicato: eccone i contenuti.
«L’ipotesi di reato» si legge «riguarderebbe una lievitazione dei costi necessari alla costruzione del porto turistico di Imperia. A tal proposito, il gruppo chiarisce che le risorse utilizzate per i lavori di realizzazione del porto sono interamente ed esclusivamente private (non c’è un euro di denaro pubblico) e sostenute dal socio investitore, ovvero il Gruppo Acqua Marcia che si è accollato l’intero onere di realizzazione dell’opera. È altresì doveroso precisare che rispetto all’indagine avviata oltre due anni fa dalla Procura di Imperia, il Gruppo e i suoi vertici si sono sempre resi disponibili ad ogni eventuale necessario chiarimento, fornendo al riguardo ogni e più ampia documentazione».

Il comunicato conclude: «L’adozione di una misura, come quella adottata oggi nei confronti del presidente Caltagirone, sorprende alla luce di tutti gli elementi, fatti e atti compiuti in sede di realizzazione delle opere, che è bene ricordare consistono oggi nel completamento di tutte le opere a mare e delle opere a terra di pertinenza. Il porto turistico è, infatti, fruibile e in attività».

 

 

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